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LE ORIGINI

Antiche le origini di Marzamemi, come si può evincere dal nome, derivato dall’arabo Marsà al hamem, ovvero Baia delle Tortore, ad indicare il passaggio di questi e altri volatili durante il periodo delle migrazioni verso i luoghi caldi.  Punto di origine e di sviluppo è stato l’approdo, facile ai naviganti quale porto di accesso all’entroterra. Marzamemi è oggi frazione di due comuni diversi, Pachino e Noto entrambi pertinenti alla provincia di Siracusa Fondamentale nel quadro marinaro dell’economia locale è sempre stata la lavorazione del tonno, le cui origini risalgono proprio al periodo arabo. Una delle Tonnare più importanti dell’intera Sicilia si trova proprio qui, entrata in possesso del Principe di Villadorata nel 1630. La potente e nobile famiglie assunse, per così dire, il patronato sullo sviluppo della cittadina, dal momento che contribuì su più livelli alla sua crescita: dal richiamo di abili maestranze dalle vicine Avola e Noto, alla costruzione di case destinate ai marinai, all’edificazione del palazzo e della chiesa della Tonnara. La pesca del tonno ha registrato un alto sviluppo fino al dopoguerra, e la bottarga e la ventresca di tonno rosso sono sempre stati tra i prodotti più tipici di Marzamemi.

La Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari è sita in provincia di Siracusa precisamente tra Noto e Marzamemi Particolarmente importante per la presenza di pantani che fungono da luogo di sosta nella migrazione degli uccelli Prevista da una legge della Regione Sicilia  è stata ufficialmente istituita nel 1984, dopo che l’allora Ministero dell’agricoltura e delle foreste Filippo Maria Pandolofi dichiarò 1450 ettari di territorio “zona umida di importanza internazionale”.STORIA All’interno della Riserva la storia umana mostra una lunga permanenza. Vi sono diversi insediamenti archeologici e architettonici che testimoniano la vita dell’uomo in questi luoghi sin dall’epoca greca. È possibile trovare infatti le tracce di vasche-deposito di un antico stabilimento per la lavorazione del pesce di età ellenistica, accanto alle quali si è scoperta anche una piccola nercropoli. TERRITORIO La Riserva di Vendicari si estende per circa 1512 ettari, ed è dedicata anche all’agricoltura (agrumeti, uliveti, vigneti e orti riparati da tomboli di sabbia o roccia), a strutture per il turismo e lo sport. Si trova in una stretta fascia costiera acquitrinosa, di fondamentale importanza per le specie di uccelli migratori. Infatti la presenza dei vasti pantani dall’elevata salinità ha contribuito alla creazione di un ecosistema che è punto di riferimento per gli uccelli che, provenienti dall’Africa (distante 350 km circa in linea d’aria), sostano qui numerosi prima di raggiungere le mete migratorie in tutta Europa. In effetti, l’area della riserva si trova ad una latitudine inferiore a quella di Tunisi. La riserva è una zona umida costiera di alto valore biologico per la presenza di biotopi differenti: costa rocciosa, costa sabbiosa, macchia mediterranea, pantani (salmastri e d’acqua dolce), saline, garighe e aree coltivate.FLORA Le caratteristiche dell’ecosistema della riserva di Vendicari hanno favorito una molteplice vegetazione. Le piante alofite (che si adattano, cioè, a terreni ad alta concentrazione di sale) si sono sviluppate in modo da eliminare i sali in eccesso, le succulente accumulano nei tessuti riserve d’acqua dolce; altre piante come il ginepro, le tamerici e le salicornie con la riduzione delle superfici fogliari minimizzano la traspirazione e la perdita d’acqua. FAUNA Numerose sono le specie di uccelli che sostano a Vendicari: i trampolieri, gli aironi cinerini, le cicogne, i fenicotteri e, inoltre, il germano reale, i gabbiani, i cormorani e il cavaliere d’Italia che sosta qui nel suo viaggio dal deserto del Sahara ai luoghi di nidificazione nel nord Europa.Il mese di dicembre è il migliore per l’osservazione degli uccelli (birdwatching).Tra i mammiferi presenti si ricordano la volpe, il riccio, l’istrice e il coniglio selvatico. CURIOSITA’ All’interno della riserva, presso la Torre Sveva, è stato girato uno degli episodi della serie Montalbano.

La cittadina di Noto è uno dei posti da non perdere nel vostro tour della Sicilia orientale! Noto vi colpirà per i suoi monumenti e i palazzi storici, per l’armonia delle forme, con una architettura urbanistica che rasenta quasi la finzione! Non a caso è stata definita “La Capitale del Barocco” e il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002. Sono tante le attrazioni che offre questa cittadina, noi ve ne indichiamo cinque, quelle che assolutamente non potete perdere! 1 Porta Reale Non sarà l’attrazione principale della città ma vogliamo indicarla per prima. Il centro storico di Noto è raggiungibile da diverse vie ma accedervi dalla Porta Reale è il modo più giusto per iniziare la vostra visita nella Capitale del Barocco! La porta reale è un impattante arco di trionfo risalente all’800, progettato e costruito in occasione della visita del Re delle Due Sicilie, Ferdinando II. Attraversandolo, davanti a voi ecco l’asse principale che attraversa l’intero centro storico: Corso Vittorio Emanuele. 2 – Chiesa di Santa Chiara e Convento delle Benedettine. Percorrendo Corso Vittorio Emanuele, a circa 100 metri di distanza, trovate la Chiesa di Santa Chiara, una architettura barocca di altissimo pregio. Progettata dall’architetto siracusano Rosario Gagliardi nel 1730, fu completata nel 1758 ed annessa all’ex convento delle Suore Benedettine, oggi museo civico di Noto. L’originario portale d’ingresso di questa chiesa si trovava proprio in Corso Vittorio Emanuele e successivamente fu murato dopo un lavoro di sbancamento del terreno effettuato nel corso dell’800 che lo rese di fatto impraticabile. L’interno della chiesa, con numerose decorazioni, putti e stucchi, è considerato uno dei più importanti dell’intera Sicilia per lo stile architettonico barocco. Da non perdere poi il panorama dalla terrazza di questo edificio! Con un piccolissimo contribuito, potete visitare l’ex convento delle Clarisse con la sua meravigliosa terrazza panoramica! 3 – Cattedrale di Noto La Cattedrale Di San Nicolò è il principale centro di culto e storicamente il più importante della città di Noto. Un gioiello barocco del 700 soggetto nel corso dei secoli a numerosi rifacimenti e ristrutturazioni, fino ad arrivare all’attuale struttura con la costruzione della Cupola nel XIX secolo ad opera di Cassone. Rimarrete sicuramente stupiti dalla bellezza e l’imponenza di questa cattedrale, che sembra dominare l’intero centro storico di Noto!

Ecco alcune delle opere da vedere a Siracusa almeno una volta nella vita’’ 1) L’Apollonion che accoglie i visitatori proprio all’ingresso di Ortigia, come 2500 anni fa. Il suo architetto Kleomene rimase talmente orgoglioso dell’opera realizzata che volle incidere il suo nome sullo zoccolo dell’edificio. Il tempio di Apollo era un periptero con 6 colonne sui lati corti e 17 sui lati lunghi, di cui rimangono due colonne superstiti, ancora con il loro capitello dorico. Costruito nel VI sec a.C., venne rimaneggiato più volte per divenire basilica con i bizantini, moschea con gli arabi e, infine, tornare alle forme originarie solo negli anni ’30, quando però gran parte dello scempio era già avvenuto. Da lì basta proseguire per corso Matteotti, sull’antico percorso che collegava l’Apollonion all’Athenaion in una sorta di via sacra che porta fino alla piazza del Duomo. 2) Si passa per piazza Archimede, occupata dalla maestosa fontana della dea Artemide, intenta a proteggere la ninfa Aretusa dalla corte insistente di Alfeo. Qui convergono le principali vie di Ortigia, la via della Maestranza e via Roma, tutte da assaporare lentamente. 3) La Cattedrale di Siracusa racchiude, due anime: all’esterno la facciata barocca progettata da Andrea Palma, con le statue di Ignazio Marabitti; all’interno, il tempio classico della dea Athena. Basta salire pochi gradini per fare un salto strepitoso nel passato e, dalla facciata settecentesca, retrocedere fino al V sec a.C. ed entrare direttamente nella cella dell’antico Athenaion, oggi navata centrale della Cattedrale, ma ancora lì in tutta la semplicità e la bellezza dell’architettura greca e nelle granitiche colonne scanalate del tempio dorico. Qui li collocarono i Siracusani dopo la vittoria sui cartaginesi ad Himera nel 480 a.C., qui li ritroviamo intatte, a fare il paio con le colonne corinzie della facciata, in una commistione che non toglie bellezza all’edificio, ma ne racconta tutta la stratificazione storica. 4) Usciti dalla chiesa, dopo aver visto la Fonte Aretusa con il suo pregevole papireto, si raccomanda di fare un salto alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo per non perdersi un altro capolavoro dell’arte di tutti i tempi.          5) Finisce qui il nostro viaggio ad Ortigia, ma non la lista dei tesori di Siracusa, perché oltre l’isola c’è la terraferma e lì c’è il Parco archeologico della Neapolis, quel museo a cielo aperto con le più straordinarie architetture civili della Siracusa greca-romana: dal Teatro Greco all’Anfiteatro romano, dalle latomie all’altare di Ierone II …E, ancora, il Museo archeologico Paolo Orsi e il Museo del Papiro, le Catacombe cristiane, il Tempio di Zeus, il Castello Eurialo ecc. ecc. ALLA SCOPERTA DI… SIRACUSA!  6) Quanto straordinario fosse considerato il TEATRO GRECO DI SIRACUSA anche nell’antichità, è dimostrato dal fatto che è uno dei pochissimi teatri greci di cui le fonti storiche ricordino il nome dell’architetto: Damocopo, detto Myrilla. La sua esistenza è già accertata nel V sec. a.C.; Eschilo vi rappresentò per la prima volta le Etnee, scritte in onore del tiranno Jerone I e poi ancora , sempre per la prima volta, “I Persiani”. Ma l’aspetto attuale, che lo classifica fra i più grandi teatri del mondo greco, si deve al radicale rifacimento voluto da Jerone II nel III sec. a.C . Ciò che rimane della grandiosa mole del teatro antico è il nudo scheletro dell’edificio scavato nella roccia, che utilizza un pendio naturale sulle pendici meridionali dell’Epipoli: la parte media e inferiore della cavea (la parte superiore era in blocchi), l’orchestra e la parte basamentale dell’edificio scenico. Lo stato di conservazione impedisce una puntuale ricostruzione delle varie fasi dell’edificio, che subì attraverso i secoli numerose modificazioni. 7) Intriso di storia e leggenda, una grotta dalla forma di un orecchio gigante. L’Orecchio di Dionisio è una grotta artificiale, imbutiforme, scavata nel calcare, alta circa 23 m. e larga dai 5 agli 11 m., con una singolare forma, vagamente simile ad un padiglione auricolare, che si sviluppa in profondità per 65 m., con un insolito andamento ad S e con sinuose pareti che convergono in alto, in un singolare sesto acuto. La grotta è, inoltre, dotata di eccezionali proprietà acustiche. Queste caratteristiche acustiche e la forma indussero Michelangelo di Caravaggio, che visitò Siracusa nel 1608 in compagnia dello storico siracusano Vincenzo Mirabella, a denominarla Orecchio di Dionigi, dando così forza alla leggenda cinquecentesca secondo la quale il famoso tiranno Dionisio avesse fatto costruire questa grotta come prigione e vi rinchiudesse i suoi prigionieri per ascoltare, da n’apertura dall’alto, le parole ingigantite dall’eco. In effetti, anche se a danno delle suggestioni e della leggenda, è opportuno sapere che la forma della grotta è semplicemente dovuta al fatto che lo scavo iniziò dall’alto, seguendo il piano di fondo di un acquedotto serpeggiante, e andò sempre più allargandosi in profondità, essendosi rinvenuta un’ottima qualità di roccia. A prova di ciò sulle pareti sono chiaramente osservabili le tracce degli strumenti di lavoro dei cavatori di pietra e, in senso orizzontale, i piani di stacco dei blocchi estratti. PERLE SICILIANE: ‘’L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita’’. (Goethe)

Ragusa è il capoluogo più a sud d’Italia reso famoso dalla celebre serie del commissario Montalbano con Luca Zingaretti. Guardando le puntate del famoso commissario di polizia avrai avuto modo di accorgerti delle diverse bellezze della provincia iblea. I MAGGIORI UOGHI DI INTERESSE: CATTEDRALE DI SAN GIOVANNI La città iblea è nota per avere due santi patroni, San Giovanni per Ragusa Superiore e San Giorgio per Ragusa Ibla. La cattedrale di San Giovanni Battista è stata edificata nel centro di Ragusa alla fine del diciottesimo secolo ed è caratterizzata per un sagrato sopraelevato, rispetto all’omonima piazza, cinto da una balaustra in pietra pece. Gli spazi interni ospitano il Museo della Cattedrale, aperto dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 12:30 e nei giorni dispari della settimana (lunedì, mercoledì e venerdì) anche al pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30.2. LE SCALE DI IBLA. Uno dei percorsi più affascinanti che suggeriamo a chi decide di visitare Ragusa è il percorso pedonale per raggiungere il quartiere barocco di Ragusa Ibla. Il percorso inizia dalla chiesa di Santa Maria delle Scale, aperta di recente dopo un lungo lavoro di ristrutturazione, e giunge fino a Piazza della Repubblica, conosciuta con il nome di Piazza Archi, in riferimento al nome della zona, passando tra vicoli e scale che rivelano viste mozzafiato. Il momento migliore è certamente il tramonto. 3. IL DUOMO DI SAN GIORGIO (RAGUSA IBLA). Prendendo spunto dalla scena del film ‘’Perduto Amor’’ di Franco Battiato, in cui il filosofo Manlio Sgalambro cita la “legge dell’appartenenza”, sullo sfondo del Duomo di San Giorgio abbiamo scelto una delle balaustre nobili di Ibla. Accomodati sul bastione del Circolo di Conversazione, luogo d’incontro della nobiltà ragusana, lasciati abbracciare dalla maestosità del duomo e dal barocco che lo circonda, gustando il paesaggio in compagnia di una buona granita di mandorle. Rimaniamo nel circondario di Piazza Duomo per ammirare da vicino l’eleganza della cupola del duomo di San Giorgio. Questa volta guardando il duomo, sali le scale presenti sulla sinistra fino a raggiungere Via Solarino, a questo punto voltati e lasciati travolgere dalla vicinanza a uno degli elementi architettonici di grande bellezza. Ti sveliamo un segreto, Via Solarino è una delle mete più frequentate per le proposte di matrimonio al tramonto e nelle fresche serate estive. 4. I VICOLI DI IBLA PARTENDO DAL QUARTIERE ARCHI FINO A PIAZZA DUOMO Ibla fu assediata per la prima volta dagli arabi e per questo camminando tra i vicoli del quartiere barocco potresti sentirti immerso in una medina araba. L’itinerario che consigliamo inizia dalla Scala dell’Orologio, conosciuta come a’scalidda ro’roddiu, vicino Piazza della Repubblica, che accoglie il sotterfugi di stradine e scale da non far invidia a un labirinto, con la particolarità di mostrarti sempre la via di uscita nei dintorni di Piazza Duomo. PERLE SICILIANE ‘’La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un’estremità all’altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura’’.Guy de Maupassant, Viaggio in Sicilia, 1885 ALLA SCOPERTA DI… MODICA! Modica è un delle città più pittoresche della provincia di Ragusa e a dire il vero un po’ della Sicilia in generale. E’ contorta e sensuale, pittoresca come poche altre città d’arte della Sicilia. Sorge nella Val di Noto, fra i Monti Iblei, nella punta estrema della Sicilia più meridionale. Modica, si divide in due parti, Modica Alta, con le sue strette case, le chiese e i palazzi barocchi che s’inerpicano per i colli, e Modica Bassa, tagliata da Corso Umberto, via principale della città. Dal 2001 Modica, insieme a Ragusa e a Scicli, è stata inclusa nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Un riconoscimento quasi scontato, perché a Modica le meraviglie sono così tante da non farsi nemmeno contare. A unire la città alta con quella bassa è l’imponente scalinata che conduce al Duomo di San Giorgio, simbolo del barocco siciliano realizzato secondo un imponente impianto scenografico che lascia a bocca aperta ogni anno migliaia di turisti.COSA VEDE) IL DUOMO SI SAN GIORGIO Il Duomo di San Giorgio su Modica Bassa è incluso nella lista mondiale dei beni dell’umanità dell’Unesco, ricostruito tra il ‘600 e il ‘700 dopo i crolli durante vari terremoti che hanno colpito Modica nel 1542, nel 1613 e nel 1693. L’interno è a cinque navate, con 22 colonne sormontate da capitelli corinzi, e tra di esse è presente un monumentale organo con 4 tastiere e 300 canne.2) CASA NATALE DI SALVATORE QUASIMODO A Modica nacque nel 1901 Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959. A pochi passi dalla Chiesa di San Pietro, in via Posterla, possiamo visitare la casa natale del poeta, arredata ancora con i mobili originali del primo Novecento, affiancati alla ricostruzione dello studio milanese, con alcuni libri e cimeli storici. La stanza della poesia propone un’immersione nelle liriche dell’autore, attraverso un percorso di letture e di ascolto MODICA: ‘’TRA GUSTO E TRADIZIONE’’ Tipica produzione della città è la famosa cioccolata, prodotta seguendo un’antica ricetta azteca, da cui deriva la ricetta modicana che, sulla base della documentazione rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Modica all’interno dell’Archivio Grimaldi, risale al 1746, quando la Sicilia dipendeva ancora dal Regno di Spagna.La lavorazione è rigorosamente artigianale ed a bassa temperatura, cosa che impedisce la perdita o l’alterazione organolettica delle componenti del cacao. Inoltre, la pasta di cacao non arriva a fondersi con lo zucchero, dando sostanza ad una cioccolata fondente, leggermente granulosa, senza grassi vegetali aggiunti, non soggetta a liquefarsi fra le mani alle temperature estive, ed in cui è possibile al gusto distinguere nettamente i tre elementi che la compongono: cacao, zucchero e spezie (nella ricetta tradizionale, la cannella o la vaniglia). Il cioccolato modicano e’ diventato famoso grazie a delle manifestazione Eurochocolate che attrae turisti e curiosi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, e grazie alla versione modicana, Chocobarocco, della kermesse perugina, che è dedicata alle produzioni artigianali del cioccolato.

Modica è un delle città più pittoresche della provincia di Ragusa e a dire il vero un po’ della Sicilia in generale. E’ contorta e sensuale, pittoresca come poche altre città d’arte della Sicilia. Sorge nella Val di Noto, fra i Monti Iblei, nella punta estrema della Sicilia più meridionale. Modica, si divide in due parti, Modica Alta, con le sue strette case, le chiese e i palazzi barocchi che s’inerpicano per i colli, e Modica Bassa, tagliata da Corso Umberto, via principale della città. Dal 2001 Modica, insieme a Ragusa e a Scicli, è stata inclusa nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Un riconoscimento quasi scontato, perché a Modica le meraviglie sono così tante da non farsi nemmeno contare. A unire la città alta con quella bassa è l’imponente scalinata che conduce al Duomo di San Giorgio, simbolo del barocco siciliano realizzato secondo un imponente impianto scenografico che lascia a bocca aperta ogni anno migliaia di turisti. COSA VEDERE IL DUOMO DI SAN GIORGIO Il Duomo di San Giorgio su Modica Bassa è incluso nella lista mondiale dei beni dell’umanità dell’Unesco, ricostruito tra il ‘600 e il ‘700 dopo i crolli durante vari terremoti che hanno colpito Modica nel 1542, nel 1613 e nel 1693. L’interno è a cinque navate, con 22 colonne sormontate da capitelli corinzi, e tra di esse è presente un monumentale organo con 4 tastiere e 300 canne. CASA NATALE DI SALVATORE QUASIMODO  A Modica nacque nel 1901 Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959. A pochi passi dalla Chiesa di San Pietro, in via Posterla, possiamo visitare la casa natale del poeta, arredata ancora con i mobili originali del primo Novecento, affiancati alla ricostruzione dello studio milanese, con alcuni libri e cimeli storici. La stanza della poesia propone un’immersione nelle liriche dell’autore, attraverso un percorso di letture e di ascolto. MODICA: ‘’TRA GUSTO E TRADIZIONE’’ Tipica produzione della città è la famosa cioccolata, prodotta seguendo un’antica ricetta azteca, da cui deriva la ricetta modicana che, sulla base della documentazione rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Modica all’interno dell’Archivio Grimaldi, risale al 1746, quando la Sicilia dipendeva ancora dal Regno di Spagna. La lavorazione è rigorosamente artigianale ed a bassa temperatura, cosa che impedisce la perdita o l’alterazione organolettica delle componenti del cacao. Inoltre, la pasta di cacao non arriva a fondersi con lo zucchero, dando sostanza ad una cioccolata fondente, leggermente granulosa, senza grassi vegetali aggiunti, non soggetta a liquefarsi fra le mani alle temperature estive, ed in cui è possibile al gusto distinguere nettamente i tre elementi che la compongono: cacao, zucchero e spezie (nella ricetta tradizionale, la cannella o la vaniglia). Il cioccolato modicano e’ diventato famoso grazie a delle manifestazione ‘’Eurochocolate’’ che attrae turisti e curiosi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, e grazie alla versione modicana, ‘’Chocobarocco’’, della kermesse perugina, che è dedicata alle produzioni artigianali del cioccolato.

“Ci troviamo in un “presepe”, (qualcuno lo definirebbe un paradiso), in provincia di Ragusa: Scicli, comune italiano di circa 27.000 abitanti, dichiarato patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2002. Qui le strade profumano di una storia lontana, cominciata nell’età del rame e passata per tante culture, come quella greca, quella araba e quella normanna. Scicli è conosciuta anche per essere l’ambientazione di una famosa serie televisiva italiana di successo: Il commissario Montalbano. Il bellissimo edificio del comune del paese è, infatti, il palazzo del commissariato nell’immaginaria cittadina di Vigata e, l’ufficio del sindaco è, nella serie, l’ufficio del questore Luca Bonetti Alderighi. COSA VEDERE A SCICLI LA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO Inserita in uno scenario naturale di rara bellezza, la Chiesa di San Bartolomeo è uno dei più importanti monumenti di Scicli. La facciata, caratterizzata da imponente colonne, è il risultato di una commistione di stili, e segnala bene il passaggio da un’architettura tardo-barocca ad una neoclassica. Al suo interno sono presenti delle opere di pregio, come statue, affreschi e tele: sono inoltre conservati alcuni elementi caratterizzati da una certa particolarità. La Santa Cassa, ad esempio, è un reliquiario rivestito di argento del 1862, su cui è posto Gesù Bambino nudo popolarmente chiamato nel gergo siciliano ‘’Cicidda d’oro’’, il quale viene portato in processione il giorno di Natale. Di grandissimo interesse anche il Presepe ligneo settecentesco, che sostituì quello monumentale del Cinquecento di scuola napoletana: delle originarie 65 statue ne rimangono attualmente solo 29. PIAZZA ITALIA: Centro culturale e architettonico e’ uno dei nodi urbanistici più importanti della città nonché la piazza più vasta. Su questa area prospettano numerose architetture di pregio che vanno dal secolo XVIII al XX. A monte vi e’ palazzo Fava, palazzo Iacono e palazzo Mormina Penna. Poco più a valle lo spazio vuoto prosegue indisturbato fino al Largo Gramsci sul quale insiste il Teatro Italia. Tutta l’area è delimitata dai prospetti di numerosi palazzi ottocenteschi. Una curiosità caratterizzante Piazza Italia è la presenza di un edificio modernista ispirato alle architetture di Oscar Niemeyer. Insomma, Scicli è tutta uno spettacolo: architettura, tradizione, storia e cinema concorrono a renderla un palcoscenico vivente. Per non parlare della gastronomia: inutile citare arancini, scacce (focaccie ripiene di ogni ben di Dio), cannoli… Del resto, la Sicilia è una delle mete predilette dei buongustai di tutto il mondo. CULTURA: “È la più bella città che abbiamo mai vista” disse Elio Vittorini. Per lui: “Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, e più di Nicosia, e più di Enna… Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle”.

Su una piana che degrada verso il mare, sorge Agrigento una delle più belle città della Sicilia. Dalla parte del mare si trova la Valle dei Templi, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, importante testimonianza archeologica della civiltà greca classica. Fondata intorno al 580 a.C., Agrigento vanta un territorio in cui si insediarono i vari popoli che lasciarono traccia nell’isola. Già sede di popoli indigeni che mantenevano rapporti commerciali con egei e micenei, il territorio agrigentino vide sorgere la polis di Akragas, fondata da geloi di origine rodio-cretese. Raggiunse il massimo splendore nel V secolo a.C., prima del declino avviato dalla guerra con Cartagine. Nel corso delle guerre puniche venne conquistata dai Romani, che latinizzarono il nome in Agrigentum. ‘’LA VALLE DEI TEMPLI’’ Lungo un crinale, impropriamente chiamato valle, e nella zona più a sud, vengono eretti nell’arco di un secolo (V sec. a.C.) numerosi templi a testimonianza della prosperità della città. Incendiati dai Cartaginesi nel 406 a.C., vengono restaurati dai Romani (I sec. a.C.) che rispettano l’originale stile dorico. Sono forse gli eventi sismici, o la furia distruttrice dei cristiani avallati da un editto dell’imperatore d’Oriente Teodosio (IV sec.), a determinare il crollo dei templi. Unico rimasto intatto è il Tempio della Concordia.Tutti gli edifici sono orientati verso est, per rispettare il criterio classico che l’ingresso alla cella che ospitava la statua della divinità fosse illuminato dal sole nascente, fonte e principio di vita. I templi sono inoltre in stile dorico ed esastili.Tempio della Concordia E’ uno dei templi meglio conservati dell’antichità e questo permette di apprezzare appieno la sua eleganza e imponenza. Il fatto che sia giunto integro fino a noi è da attribuire alla sua trasformazione in chiesa nel VI sec. . E’ stato costruito, si suppone, intorno all’anno 430 a.C., ma non si sa a chi fosse dedicato. Il nome Concordia deriva da un’iscrizione latina trovata nelle vicinanze. Il tempio presenta il procedimento di “correzione ottica”: le colonne sono rastremate (si assottigliano cioè verso l’alto in modo da sembrare più alte) e presentano l’entasi (un piccolo rigonfiamento a circa 2/3 dell’altezza che elimina l’effetto ottico di assottigliamento), ma sono anche leggermente inclinate verso il centro del lato frontale. Questo permette all’osservatore che si trovi ad una certa distanza dal tempio di cogliere un’immagine perfettamente diritta. Il fregio presenta l’alternanza classica di triglifi e metope, non ornate da bassorilievi. Nemmeno il frontone era decorato.‘’Te prego, o splendida, più bella tra le città dei mortali’’.(Pindaro su Agrigento)

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Corrado Luciano
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Da Gilmotorsrent ci siamo trovati davvero bene. In pieno agosto abbiamo trovato disponibilità, cortesia ed efficienza.Personale gentile, affidabile e disponibile, sicuramente da ricontattare per un prossimo tour. Consigliatissimo.
Sebastiano
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